venerdì 25 luglio 2008

Tutti all'Olimpico???


Prima di campionato: Roma - Napoli. L'occasione è ghiotta, per domenica 31 agosto. Ma ho un dubbio: il famoso (e famigerato) Osservatorio consentirà ai napoletani di seguire gli azzurri in trasferta a Roma? O, come già è successo numerose volte l'anno scorso, il Napoli verrà penalizzato ed i suoi tifosi privati delle trasferte in buona parte d'Italia?

Se uno Stato non è capace di garantire l'ordine pubblico senza ledere le libertà individuali e sociali, è uno Stato inutile e nocivo. Inutile, perchè cede le armi ed ammette la sconfitta; nocivo, perchè lede la libertà dei propri cittadini. Spero davvero che ci faranno andare a Roma a seguire gli azzurri.

Una volta si sarebbe detto: Tutti all'Olimpico!!!

Oggi dobbiamo dire: Tutti all'Olimpico???


Che tristezza, questo cazzo di calcio moderno.

lunedì 21 luglio 2008

sabato 19 luglio 2008

"Troppi tifosi del Napoli al seguito"







Christophoros Mavropoulos, da due anni direttore generale del Panionios, parla un inglese fluente e risponde con simpatia: «Qui siamo un po’ come i napoletani. Facciamo caos ma abbiamo cuore e accogliamo tutti a braccia aperte». Cancellata in un solo colpo, la preoccupazione dell’accoglienza dura e torrida di «Nea Smirne», nello stadio della prossima avversaria degli azzurri: «Anche qui è tempo di ferie. Prevediamo al massimo seimila spettatori, riempiremo metà stadio, non di più». Però la tribuna ospiti sarà stracolma: «Ci sono arrivate richieste per cinquecento biglietti sugli ottocento a disposizione. Mai vista una cosa del genere per una partita estiva internazionale...». E pensare che altre squadre italiane impagnate addiruttra in champions l'anno scorso sono arrivate in Grecia con al massimo 50-60 tifosi al sostegno.

Il blog AVANTI A GAMBA TESA invita tutti gli ultras che si recheranno in Grecia a contattarci: pubblicheremo i resoconti della prima trasferta europea del Napoli dopo 14 anni.

martedì 15 luglio 2008

Si parla di Rabbia? Spuntano gli ultras...

La trasmissione di stamattina su Raitre condotta da Antonio Mirabella era dedicata ad uno dei sentimenti più forti ed antichi del mondo: l'Ira. La Rabbia.
Cantami o diva del Pelide Achille... recita il proemio dell'Iliade. Vengono intervistati sociologi, psicologi, avvocati, il comico Giuliano e... un calciatore. O meglio, un ex calciatore: tale Losi, stopper della Roma anni 50. Che cazzo centra un calciatore quando si parla di ira, di rabbia? Ah, ho capito: forse parlano della rabbia per un gol sbagliato, per un rigore negato, per una espulsione ingiusta, per un campionato perso all'ultimo istante.
Niente di tutto ciò: il collegamento tra Losi e l'ira è semplicemente il fatto che Losi non è mai stato espulso, ed in 386 partite di serie A si è beccato solo una ammonizione.
Fin qui tutto ok, quando ecco il buon Mirabella dire: "Certo, il calcio di oggi è molto più volento... BASTI VEDERE GLI ULTRAS!". Il buon Losi rincara la dose: "Infatti, una volta allo stadio poteva scapparci una scazzottata, oggi invece SI VA ALLO STADIO COI COLTELLI E CON LE SPRANGHE, MICA A VEDERE UNA PARTITA!".
Io, esterefatto davanti alla tv, mi chiedevo: ma è possibile? E' possibile dire e ritenere che gli ultras non siano altro che un manipolo di barbari che vanno allo stadio a fare a botte? E' possibile non vedere che c'è un attaccamento alla maglia, c'è un sistema di valori, c'è una fede, c'è un rispetto anche per l'avversario, c'è la difesa di un territorio dietro l'Essere Ultras? Possibile ancora considerare l'ultras come un bifolco con la testa rasata e qualche svastica tatuata, riempito di birra o di droga, che se ne strafotte della partita e pensa solo a fare a cazzotti?
Ebbene, io lo dico chiaro e tondo: sono venti anni che frequento gli stadi. Il mio primo abbonamento del Napoli è datata 1988/89. In questi 20 anni di curva, ho visto gente di tutti i tipi: ed ho visto anche i violenti, i tipi che se ne strafottono se il Napoli vince o perde e che vanno allo stadio giusto per menare le mani. Ma vi giuro, su quanto è vero che Maradona è mancino, che mai e poi mai ho avuto la sensazione che i violenti siano la maggioranza degli ultras. Anzi, ho visto molte volte ultras dirimere le risse, portare ordine nelle curve, insegnare ai piscitielli ad avere rispetto per chi porta il nome di Napoli in giro per il mondo, con coerenza e mentalità.
Fino a quando ci sarà qualcuno che dirà Ultras=violenza, ci sarà qualcun altro a ricordare che
La vita dell'ultras, si sa
conosce soltanto due leggi,
coerenza e mentalità.

giovedì 3 luglio 2008

Nessuno tocchi il San Paolo?

Questione stadio: «Il Mattino» ha pubblicato ieri un intervento dell’assessore allo sport del Comune di Napoli, Alfredo Ponticelli, con il quale si è aperta una discussione sul futuro del San Paolo (vetusto e dai costi alti per la collettività) e sulla eventualità di costruire un nuovo impianto per il calcio. Aurelio De Laurentiis e il Napoli, ovviamente, sono al centro del dibattito in quanto punto determinante di un eventuale nuova collocazione dello stadio: «Per affrontare la questione occorrerebbe una vita intera. Avrei desirato non rispondere sul caso San Paolo, soprattutto quando la questione la pongono altri. Comunque ognuno è libero di pensarla come vuole. Suggerisco di chiedere ai tifosi se vogliono che il Napoli giochi ancora a Fuorigrotta o se pensano che si debba costruire un altro impianto. Tuttavia: considerando il momento che vive Napoli, ribadisco che ci sono altre priorità da tenere in debita considerazione». Il consigliere regionale Enzo Rivellini, presidente del gruppo di An, trova «estremamente interessante il dibattito sul nuovo stadio», e spiega «credo che anche il calcio possa fungere da traino per la rinascita morale e civile della città». Rivellini propone anche di intitolare il nuovo impianto a Maradona. Il consigliere comunale Claudio Renzullo (An) ha letto «con grande soddisfazione l’opinione dell’assessore Ponticelli che finalmente, non delega ad altri il proprio ruolo». Renzullo si augura che presto ci sia una seduta in consiglio comunale. Per Antonio Coppola, direttore dell’Aci di Napoli, «La discussione rappresenta una importante occasione per riflettere sulla riorganizzazione del territorio. L'invivibilità della nostra città, e in particolar modo di certi quartieri, è anche conseguenza di vecchie scelte urbanistiche di breve respiro che, oggi, mostrano evidenti limiti».

lunedì 30 giugno 2008

Giudizio sulle tifoserie di Euro 2008

Son finiti gli europei. L'Italia ha fatto schifo, peggio di quel che si pensava. Ha vinto la Spagna di Aragones e dei guagliuncielli. Sua Maestà Don Carlo di Borbone sarà contento.
Son finiti gli europei. E adesso? Che si fa? Il calcio mercato latita: tranne qualche scambio di basso profilo, nulla di nuovo o eclatante. L'Europeo ha messo in vetrina qualche buon giocatore, ma i prezzi di mercato sono alti, troppo alti, oltre ogni decenza. Gli ultras si spaccano il culo una vita per guadagnare quello che Cristiano Ronaldo guadagna in una settimana.
Son finiti gli Europei. E adesso? Se vogliamo parlare di tifo, mi hanno deluso gli italiani. Facciamo davvero pena, quando seguiamo la Nazionale. Forse perchè non siamo un vero popolo... ma un insieme di popoli che si ritrovano ad essere "italiani" quando in realtà sono napoletani, siciliani, pugliesi, calabresi, ecc... Nessuno riuscirà mai a far sentire un napoletano ed un veronese membri della stessa Nazione e dello stesso popolo.
Il tifo degli italiani è stato pessimo. Molti passi indietro rispetto a Berlino '06.
Massicci i tedeschi, coloratissimi gli olandesi, chiassosi gli spagnoli, compatti i russi ed i croati. Queste, a mio avviso, le migliori tifoserie dell'europeo: per presenza, per compattezza, per forza canora, per originalità.
Siete d'accordo?

domenica 8 giugno 2008

Il marcio del calcio

Ci hanno detto di tutto: animali, bestie, teppisti, drogati, violenti.
Ci considerano il marcio del calcio.
Loro vendono le partite, comprano gli arbitri, aggiustano campionati, squalificano scientificamente.
E noi siamo il marcio del calcio...
Loro si drogano o si dopano, vanno a puttane, sono miliardari oltre ogni decenza "lavorando" quattro ore al giorno all'aria aperta, baciano maglie di cui se ne strafottono, vanno lì dove si offre di più. E noi siamo il marcio del calcio...
Loro ci picchiano, fanno abusi, ci diffidano, ci processano per direttissima, sospendono le più elementari libertà democratiche, si fanno forti in divisa e col manganello spianato, sparano e uccidono gli ultras.
E noi siamo il marcio del calcio...

mercoledì 28 maggio 2008

Repressione

Fino a quando la vostra VIOLENZA si chiamerà GIUSTIZIA...
la nostra GIUSTIZIA si chiamerà VIOLENZA

lunedì 26 maggio 2008

Panionios o Borac: avversarie del Napoli in Intertoto



Dopo la fine della Super Lega (la serie A greca) conclusasi con il trionfo dell’Olympiakos, il Panionios si è piazzato al quinto posto, che gli ha permesso la partecipazione ai play-off con partite di andata e ritorno con Aek, Panathinaikos, e Aris per stabilire la classifica per la partecipazione alla Champions League o all’Uefa. Al termine di questa fase, la formazione rossoblù si è piazzata all’ultimo posto che le ha consentito l’accesso al secondo turno dell’Intertoto. E' terminato anche il Campionato serbo con la vittoria da parte del Partizan, e con la qualificazione all'Intertoto conquistata dal Borac. La squadra di Cacak (Serbia centrale) ha vinto nell'ultimo turno di campionato contro il Banat e si è classificata al quarto posto. Parteciperà all'intertoto e non direttamente alla Uefa poichè il posto assegnato attraverso la coppa di Serbia è stato agguantato da una squadra di Seconda divisione, finalista contro il Partizan (che si è aggiudicato anche la coppa nazionale). Di conseguenza il posto utile per partecipare all'Intertoto è il quarto della Meridian Super Liga e non il quinto(occupato dal Napredak). Dunque uscirà dalla sfida tra la vincente del secondo turno tra i serbi del Borac e i greci del Panionios l'avversaria del Napoli nell'Intertoto, che mette in palio undici posti al secondo turno preliminare di Coppa Uefa. Gli azzurri entreranno in scena al terzo (e ultimo) turno, la cui andata è in programma il 19/20 luglio, mentre il ritorno si giocherà il 26/27 luglio.

sabato 24 maggio 2008

Rapporto Taylor: ecco il modello inglese


Sono anni che i padroni del pallone (dovrei chiamarli usurpatori, lo so) ci fanno la palla col famoso "modello inglese" ogni volta che si verifica un episodio di violenza legata al calcio. Probabilmente lorsignori non sanno nemmeno di cosa parlano, e immaginano di poter impiantare qui in Italia un sistema di prevenzione e controllo che in Inghilterra ha avuto molti lati positivi, ma anche parecchi risvolti negativi. Vediamo un pò:


L'evento che ha accelerato la trasformazione del calcio inglese è sicuramente da individuarsi nel disastro di Sheffield allo stadio di Hillsborough del 15 aprile 1989 (95 tifosi del Liverpool persero la vita). L'inchiesta che è seguita ha permesso nel 1990 la stesura del c.d. "Rapporto Taylor", sullo stato di salute del calcio britannico (Taylor era ministro del governo conservatore Major). Le conclusioni espresse da detto rapporto hanno avuto quale principale conseguenza quella di imporre a tutti i club delle prime due serie inglesi (nonché a quelli della prima divisione scozzese) di dotare gli stadi di posti a sedere a partire dalla stagione 1994/95. L'enorme costo di questo intervento (stimato in oltre 750 milioni di sterline) è stato finanziato dai club in modi diversi: alcuni sono ricorsi a risorse proprie, altri hanno scelto di recuperare i capitali necessari dal mercato mobiliare, altri, infine, hanno chiesto aiuto al Football Trust, ente finanziato per l'85% dalle compagnie che si occupano di scommesse. Quest'ultima modalità di finanziamento è stata, sicuramente, favorita dal governo inglese guidata allora da Major attraverso la promulgazione nel marzo 1990 di un decreto legge che stabiliva la riduzione per 5 anni della tassazione statale sui giochi a scommesse (2,5% annuo). In questo modo sono stati destinati fondi per ben 100 milioni di sterline per la ristrutturazione degli stadi. Il decreto in questione, inoltre, è stato prorogato fino al 2000 permettendo la raccolta di ulteriori 100 milioni di sterline.

Prima questione: ve li immaginate voi i club che pagano di tasca loro per ammodernare e mettere in sicurezza stadi che non sono nemmeno di loro proprietà?


Il Rapporto Taylor prevedeva pene dure per gli hooligans: il divieto di accesso agli stadi può arrivare fino a 10 anni e può essere applicato anche a chi ha commesso reati in occasioni diverse da eventi sportivi. Tra i reati che fanno scattare il divieto di accesso allo stadio vi sono: i cori e gli atteggiamenti razzisti; l'ubriachezza o il possesso di alcolici; il possesso di razzi o fuochi d'artificio. Il reato di cori razzisti può essere contestato anche sa a cantare è una persona sola; la polizia può operare il fermo preventivo di chiunque sia sospettato di aver commesso atti violenti in passato. In caso di trasferte della Nazionale inglese all'estero la polizia può sequestrare il passaporto a chi è sospettato, impedendogli così l'espatrio.

Seconda questione: sapete quanti abusi ci sono stati? Quante persone hanno visto d'un colpo militarizzare il proprio stadio o la propria gradinata? Due esempi di sanzioni: un bambino di dieci anni (ripeto: dieci anni) non potrà più entrare in uno stadio inglese per almeno tre anni perché identificato mentre lanciava oggetti dalla tv a circuito chiuso. Sempre la tv ha scoperto una ragazzina di 15 anni che lanciava oggetti contro la polizia: è stata "internata" per 8 mesi in un istituto di rieducazione e per 6 anni non potrà più mettere piede in uno stadio inglese. Ora: capisco il pugno duro e la tolleranza zero, ma qui si esagera!


Ancora: i prezzi dei biglietti sono diventati proibitivi! Ancora: bisogna stare sempre seduti (anche se su questo punto, in curva, c'è maggior morbidezza). Ancora: negli stadi inglesi sono previste le celle e i colpevoli di reati vengono giudicati per direttissima il giorno dopo la partita. Ancora: gli steward, di cui si parla tanto anche in Italia, possono operare fermi o eseguire test alcolemici (lo stesso succede in Germania). E' vero: in Inghilterra non ci sono barriere né gabbie, ma basta che sorpassi una riga gialla (do not trespass this line...) e finisci subito in galera. Nelle celle previste all'interno degli stessi stadi.

Terza questione: gli hooligans sono stati sconfitti? Assolutamente no! Vanno allo stadio 4 o 5 partite l'anno, ma seguono la squadra praticamente sempre. E quando non entrano allo stadio, si danno appuntamento con altri hooligans e si distruggono di mazzate. Quando poi vanno all'estero a seguire l'Inghilterra... apriti cielo!

E' questo il calcio che vogliamo? E' questo il calcio moderno?


venerdì 23 maggio 2008

Progetto Ultras: 1° congresso europeo dei supporters


A cosa pensate quando sentite il termine "calcio moderno"? Ai grandi magnati, alle pay-tv e agli sponsor che controllano il gioco? Al divario esistente tra i calciatori superstar e i loro sostenitori? Agli esorbitanti prezzi dei biglietti? Alla repressione e alle diffide? Al razzismo e tutte le altre forme di discriminazione esistenti? O, ancora, alla messa al bando di numerosi aspetti della cultura del tifo all'interno degli stadi?Non può non esserci tuttavia un altro lato della medaglia. Altrimenti perché ci chiameremmo ancora tifosi di calcio?
Durante gli ultimi due decenni, un numero sempre crescente di organizzazioni e gruppi di tifosi in tutta Europa si sono mossi per rivendicare il loro ruolo e un calcio a misura di tifoso. Non tutte queste iniziative hanno avuto successo, ma ci hanno permesso di comprendere come essere uniti in queste battaglie ci consenta di avere una voce molto più rappresentativa nei confronti delle istituzioni calcistiche.D'altro canto, le istituzioni calcistiche e governative di molte nazioni hanno recentemente cominciato a riconoscere il ruolo dei tifosi come componente fondamentale del sistema-calcio e stanno cercando di instaurare forme di dialogo e collaborazione. Il governo inglese ha messo a disposizione forme di supporto finanziario alle organizzazioni di tifosi; in Germania, la Federazione ha ospitato un raduno nazionale delle tifoserie tedesche nel giugno 2007; l'Unione Europea ha sostenuto eventi e iniziative finalizzate alla difesa degli interessi dei tifosi; il presidente della UEFA Michel Platini, infine, nel dicembre 2007 ha invitato i rappresentanti di alcune organizzazioni di tifosi da tutta Europa per un incontro di sette ore.In molte nazioni, le divergenze di interessi tra le istituzioni calcistiche e i tifosi sono ancora fortissime e lontane dall'esser risolte. Noi tutti possiamo tuttavia impegnarci e usufruire di queste recenti aperture a livello europeo sviluppando una struttura che sappia dar voce ai tifosi di tutta Europa.La rete FSI Football Supporters International è un network indipendente di organizzazioni vicine al mondo del tifo che da più di 15 anni hanno sviluppato e provveduto all'organizzazione delle "fans' embassies" (ambasciate dei tifosi) per tutti i supporters al seguito della propria squadra o nazionale all'estero. Oggi vogliamo impegnarci per la creazione di un network internazionale di tifosi che possa proteggere e rappresentare gli interessi dei supporter su scala internazionale.FSI vuole quindi dare il via alla creazione di questa rete invitando voi, e il maggior numero possibile di gruppi/reti/organizzazioni o altri organismi di tifosi, a riunirvi in occasione della 1a Assemblea Europea dei Supporter, in programma il 6 luglio 2008 a Londra.Sarà un'occasione importante per identificare le differenze e le tematiche comuni tra tifosi provenienti da tutta Europa, e scoprire come possono essere rappresentate in maniera democratica. Le procedure di registrazione e tutte le altre informazioni necessarie sono disponibili in italiano sul sito ufficiale di FSI: http://www.footballsupportersinternational.com/

giovedì 22 maggio 2008

Il crollo del muro

No. Non sto parlando del famoso, e famigerato, Muro di Berlino. Parlo di un muro fatto di carne, muscoli, sudore e lacrime.

Parlo di John Terry, difensore centrale, capitano del Chelsea e della nazionale inglese. Un omone di 186 cm per 91 kg, 28 anni il prossimo dicembre. Un omone che ieri sera, sotto la britannica pioggia di Mosca, si è sciolto in un mare di lacrime.
Premessa: non sono un simpatizzante del Chelsea, squadra ricca e sopravvalutata (secondo me). Eppure ieri, al termine della finale di Coppa dei Campioni (io la chiamo ancora così, e chi la chiama Champions è pregato di andare a farsi fottere dal fratello di Anelka...), quando il Man United ha alzato la coppa dalle grandi orecchie, ero dispiaciuto. Perchè avevo visto un uomo, John Terry appunto, essere il migliore in campo; non sbagliare un intervento; preciso nelle chiusure e negli anticipi; grintoso e duro, ma sempre corretto. Ho visto Terry svettare di testa con una potenza disarmante, salvare un gol sulla linea con una proibitiva torsione del collo. Ho visto Terry trascinare, da vero capitano, la propria squadra fuori dalle sabbie mobili di un primo tempo in balia del più tecnico e spocchio Man U, risorgere in un secondo tempo concluso con un palo di Drogba, dominare i supplementari colpendo una traversa nonostante l'inferiorità numerica (espulso Drogba). Ai rigori, un fastidioso ed atteggiato Cristiano Ronaldo ha sbagliato un rigore calciato, come sempre, in maniera irregolare. Il rigore decisivo per il Chelsea lo calcia John Terry. Il Capitano sistema il pallone sul dischetto, conscio che è a 11 metri dalla storia, dalla prima Coppa dei Campioni nella storia del club di Stanford Bridge. La sua è stata una partita perfetta, e lui può consegnare l'epica vittoria alla squadra per cui da bambino ha tifato, ed in cui gioca da quando ha 14 anni. Terry prende la rincorsa, spiazza Van der Sar, ma... scivola in prossimità del dischetto e calcia fuori!


Quello che è successo dopo, lo avete visto tutti.

Io ho solo un'immagine in testa: gli occhi rossi e lucidi di un gigante che ieri avrebbe voluto essere piccolo piccolo, nascondersi come una formica nel prato bagnato dello stadio moscovita. Quel gigante, ieri, non aveva la forza di salire le scale a testa alta.

Non è giusto, John. Dovevi salire le scale a testa alta. Perchè tu ieri sera hai giocato una partita memorabile, e se il Chelsea è stato ad un millimetro dalla Coppa, il merito è stato soprattutto tuo.


P.s.: non succederà mai, lo so. Ma se mai un giorno mi capitasse di giocare contro Cristiano Ronaldo, che mi punta e mi fa le solite tre - quattro finte inutili ed irritanti, gli darò un calcio sul ginocchio col piede a martello! Così poi vediamo se fa ancora il frocio provocatore...

domenica 18 maggio 2008

Lazio - NAPOLI: e si chiude il campionato.

Oggi si disputa la 38esima ed ultima giornata di campionato. Il Napoli raggiunge la Lazio all'Olimpico, per una partita che, sulla carta, non dovrebbe avere particolari risvolti, visto che Lazio e Napoli hanno da tempo finito i loro campionati. In questi casi, però, il condizionale è d'obbligo: basti pensare che solo una settimana fa, un Napoli senza obiettivi ha surclassato ed umiliato un Milan che ambiva (e tutt'ora ambisce) a qualificarsi per la prossima Coppa dei Campioni. Quindi da questo Napoli è lecito aspettarsi di tutto (dalla debàcle di Catania al dominio sui rossoneri).
Oggi c'è la Lazio, squadra e tifoseria con la quale non ci sono mai stati ottimi rapporti, anzi... La compagine biancoceleste ha vissuto un campionato deludente: le attese della piazza erano certamente diverse. Il Napoli andrà all'Olimpico: per farsi una scampagnata o per dare l'ennesimo dispiacere ad una compagine blasonata? Vedremo tra poche ore...
Nella colonna di fianco c'è il nuovo sondaggio: in questi casi, in genere, vi sono sondaggi tipo "come reputi la stagione del Napoli", oppure "qual è il gol più bello della stagione". Queste però sono domande da tifosotto occasionale che ogni tanto va allo stadio per provare il brivido, ma in genere sta a casa davanti alla (pay) tv. Io, invece, vi chiedo: in quale partita casalinga le curve partenopee hanno trascinato la squadra più di altre volte? O meglio: quale partita è stata "vinta dagli ultras"?

sabato 17 maggio 2008

Napoli - Milan 3 a 1

http://www.youtube.com/watch?v=QHKbGzcl0T8

Li abbiamo skiantati!
Gustatevi questa breve sintesi auriemmana.

sabato 10 maggio 2008

10 Maggio 1987 - 10 Maggio 2008


21 anni fa, sul tetto d'Italia.

martedì 6 maggio 2008

VERONA.I.D.S.



Ultras neofascisti dell'Hellas Verona pestano a morte un ragazzo perchè si è rifiutato di offrire una sigaretta. Il "civile e sviluppato" nordest, fascista e leghista, si dimostra fucina di esseri immondi. Se fossero stati rumeni o arabi, tutti i ricchioni padani e le troie veronesi avrebbero inneggiato alla pena di morte o alle espulsioni di massa. Siccome invece gli autori di questo atroce e folle delitto sono figli (di puttana) della Verona "bene", tutti zitti.


E magari domenica allo stadio troveremo, in quella immensa cloaca che è il Bentegodi, striscioni che prendono le distanze da questi fatti. Ma la sottocultura razzista e fascista in cui questi episodi proliferano è comune a tutto il nordest, eccezion fatta - forse - per Venezia. Verona è notoriamente una città razzista e fascista, in cui i pochi cittadini civili sono sovrastati dalla feccia umana. Basta farsi un giro al Bentegodi o nella provincia veronese per vedere gli esemplari di cui parlo.

FINCHE' VIVRO', ODIERO' VERONA!






mercoledì 30 aprile 2008

Abbandono lavoro e famiglia... (7)


La serata volge al termine. Io incomincio a vedere i puffi: forse ho bevuto troppo. O forse no, vaffanculo. Marco si è placato un attimo, sta fumando beatamente l'ennesima sigaretta di una serata maschia e contorta. Il nostro silenzio è rotto dal costante traffico di motorini e auto. Il Gazebo si sta svuotando, anche perchè il fossil che c'ho al polso blatera che mezzanotte è passata da un pezzo. Sono in dubbio se accendermi un'altra sigaretta oppure no. Ultimamente sto fumando troppo e quando scendo in campo si vede, cazzo. Non sono mai stato un giocatore veloce o mobile. Sono il classico medianaccio che morde le caviglie ed entra a gamba tesa. Se mi chiedete il lancio illuminante o la giocata decisiva, state fuori. Se invece volete che la mezzapunta avversaria non prenda un pallone o che a centrocampo ci sia qualche gomito alto e qualche dente sul terreno, convocatemi pure.
Marco invece è un buon portiere. A dispetto della stazza notevole, è parecchio agile. Ed è bravo nelle uscite: si butta nei piedi degli attaccanti, senza paura.
Pure Massimo è un portiere, stilisticamente molto diverso da Zelig. Più eleganto, bravo nei riflessi, soffre invece i tiri da lontano.
Peppe Moltobene è una buona punta, rapida e sgusciante. Manca un po' di freddezza e di altruismo, ma va bene pure così.
Rosario è un difensore arcigno, poca tecnica e molta sostanza. Presente e concentrato. Meglio stopper che terzino.
Di Micky Sector e di Paolo Benigni non so proprio un cazzo di come giocano: diciamo che a occhio Michele mi pare un po' meglio, ma solo a occhio però.
Mentre mi faccio sti pensieri strani, mi squilla il cell. Mi ridesto e vedo il display lampeggiare FRINGUELLO. Attiro l'attenzione di Marco, che sta fissando l'interno cosce delle due troie sedute di fronte, e rispondo a Massimo:
“Dum Dum, grande notizia!” - mi fa Max.
“Dimmi Fringuè, che è successo?”
“Hai saputo dei sorteggi di Coppa Italia?”
Per un attimo ci penso: cazzo, oggi c'erano i sorteggi di coppa e io mi sono proprio scordato! 'Sta memoria dimmerda! “No, non so niente... chi abbiamo preso?”
“Ti dico solo una cosa... Passamontagna, bastone nella mano...” - mi fa Massimo.
I miei occhi si sgranano, si illuminano, tanto che Marco mi guarda nell'attesa di sapere il fatidico nome. Io dico, quasi a bassa voce, scandendo bene le lettere: “V-e-r-o-n-a”.
Marco caccia un urlo che tutta la gente del Gazebo si gira. Zelig li manda tutti a fare in culo, si alza e corre a mettere in moto la vespa. Massimo dal cell sta cantando i cori contro quei bastardi razzisti del nord. Io c'ho già il cazzo duro se penso a quanti bavosi leghisti spaccheremo il culo.
Saluto Fringuello che manco mi sente e sta ancora cantando E la guerriglia sarà.... Salto sulla vespa di un eccitatissimo Marco che già sta al telefono con qualcuno per dire del sorteggio. Imbocchiamo la strada del ritorno ed io c'ho un solo pensiero in testa: organizzare la trasferta a Verona.
== FINE CAPITOLO ==

lunedì 28 aprile 2008

Vero sport

Calcio: Fernando Couto dà una gomitata a Chiellini durante Juve - Parma. 3 gg di squalifica. Totti e Del Piero mandano a fanculo l'arbitro: ammonizione. Mutu plana al suolo senza nemmeno essere stato sfiorato: rigore e nessuna squalifica per il simulatore. Giocatori espulsi che fanno ricorso: pene dimezzate. Puttanata del terzo tempo mutuata dal rugby, ma senza lo spirito del rugby.
Rugby: Mirco Bergamasco colpisce con un pugno un giocatore avversario. Prova tv: 13 gg di squalifica. 13 giornate!!! Bergamasco fa ricorso: la pena è eccessiva. Si riunisce la Commissione Disciplinare: le giornate di squalifica diventano 17! D-i-c-i-a-s-s-e-t-t-e giornate!
Sempre e comunque contro questo calcio!

venerdì 25 aprile 2008

Abbandono lavoro e famiglia... (6)


La chiacchierata procede alla grande. Sbevacchio la quinta Tennent's mentre Marco fuma come una ciminiera e parla a raffica. Una coppia di tope in minigonna si siedono proprio di fronte a me. Quella bionda è più svestita, ma secondo me quella mora è la più troia. Si vede da come si mordicchia le labbra, da come si siede e accavalla le gambe, con l'eleganza di chi sa di avere un patrimonio in mezzo alle cosce. Queste sono due baldracche d'alto bordo, tipe che sposano solo figli di industriali, avvocati o notai. E se non si accontentano di scopate mosce e miliardarie, allora si fanno la scappatella con qualche proletario incazzato e lavoratore, che si alza alle 6 di mattina per servire la Patria o il Padrone.
Mentre mi perdo in questi pensieri malsani, sento Marco che mi parla:
“Certo che abbiamo rinunciato ad un sacco di cose, per il Napoli. I pranzi della domenica non sappiamo che cazzo sono, sempre dietro alla squadra in ogni città e in ogni stadio. Panini freddi pagati caro e birre che sanno di piscio.”.
“Fosse solo questo...” - gli faccio, dopo essere tornato in me “e le scazzottate cogli ultras avversari? Ne abbiamo date e prese davvero tante. E pure coi maiali in divisa, cazzo. Manganellate a non finire, e repressione su tutti i fronti. Quante cazzo di volte siamo tornati a casa con gli occhi gonfi di lacrimogeni o di botte?”.
“Abbiamo abbandonato le famiglie anche quando c'erano compleanni o feste varie. Abbiamo rischiato di essere lasciati dalle nostre ragazze tutte le volte che c'era il Napoli, in campo o davanti alla tv. Pizze organizzate solo per vedersi la partita. Fughe dallo stadio per prendere l'ultimo treno, dopo una partitaccia in notturna!”.
“Di bene, Marco. Io, quando stavamo in serie B e giocavamo di sabato sera, litigavo con Rachele ogni due settimane: ogni volta che gli azzurri giocavano al San Paolo significava che quel sabato si usciva tardi o non si usciva proprio.”.
“Ma infatti...” - mi fa Marco, accendenedo un'altra sigaretta - “e magari i mercenari che andavano in campo se ne strafottevano dei chilometri e dei sacrifici che facevamo per la maglia, tiravano indietro la gamba e a fine partita tutti tranquilli nello spogliatoio chè tanto lo stipendio arriva comunque.”.
“Bastardi...” - dico con tutto il disgusto, ricordando cose tipo Napoli – Chieti 1 a 2.
“Oh, c'è Massimo che ogni partita per lui è una trasferta. Cazzo, quello abita a Castelvolturno, in culo al mondo. Piglia quando giochiamo in notturna. Quello parte da casa presto, becca il traffico della tangenziale (e se lo fatto tutto, eh!), arriva allo stadio e parcheggia praticamente a Piazza Leopardi, fa tutta la fila per entrare e alla fine rischia sempre di beccarsi una ripassata da qualche sbirro, a fine partita ritorna alla macchina, si rimette nel traffico fino alla tangenziale, e poi si fa tutta la tangenziale fino a tornare a casa.”.
“Cazzo, solo di benzina se ne va un capitale!” - faccio io, finendomi la quinta tennent's.
“Capisci? E fallo tutte le partite in casa, per anni e anni... alla fine ti potrebbe pure passare la voglia, no?” - afferma Marco.
“Al Fringuello non gli passa mica la voglia” - dico io, con tono severo, come per dire a Marco che max col cazzo che ci rinuncia alla curva.
“Ma che c'entra” - risponde Zelig - “mica dico che gli passerà la voglia. Dico solo che magari ogni tanto ti scazzi a farti il culo ogni volta che c'è una partita! Tu piglia me: cazzo, io ci morirei per la maglia azzurra. Però a volte la domenica sera, dopo la partita, sono distrutto: file ai tornelli, cariche dei celerini, spettacolo indecente in campo. La domenica sera penso: con questo calcio ho chiuso. Ma il lunedì mi sveglio...e vorrei già fosse domenica."

giovedì 24 aprile 2008


mercoledì 23 aprile 2008

Contro il calcio moderno

Che ve ne pare di questo video?




martedì 22 aprile 2008

Abbandono lavoro e famiglia... (5)

Quando Marco ordina la quarta birra pro-capite, io mi sto per accendere un'altra sigaretta. Il compare si è ripreso dalla tristezza iniziale: e' quasi un'ora che stiamo parlando del Napoli, della curva A, degli ultras. Sono contento perchè così si distrae un pò e non pensa ai cazzi che gli frullano nel cervello e nel culo.
"E Rosario? Cazzo, mi fece impazzire quella volta!" - dice Marco.
"Quale volta?" - faccio io, fingendo di non ricordare.
"Come quale... quella volta che si presentò allo stadio col borsone. Era una domanica sera, avevamo un posticipo con qualche squadra bastarda. Rosario il sabato sera l'aveva passato a casa della ragazza. La tipa aveva la casa libera, e pensò bene di invitare il maschione. Voleva farsi una cenetta romantica ed una bella scopata digestiva. Rosario la inchiodò al letto come un trapano a pressione. La mattina della domenica... almeno così mi ha detto Rosario... la tipa sta a telefono coi suoi genitori. Sembra felice. Rosario non capisce, perchè si è appena svegliato e c'ha ancora sullo stomaco la cena pesante della sera prima. Nemmeno le scopate notturne sono riuscite a farlo digerire. Prima di entrare al cesso per pisciare, Sky Sport 4 chiede alla tipa se è tutto ok, se i suoi genitori stanno bene, eccetera. Non che gliene freghi un beneamato cazzo, è solo per educazione. La ragazza blatera un tutto ok di circostanza, ma c'ha gli ochhietti vispi e allegri di chi ha appena ricevuto una bella notizia. Rosario entra nel cesso, piscia e si fa una doccia. I due piccioncini si preparano ed escono a fare una passeggiata. Si fermano ad un ristorantino sul porto per mangiare, poi continuano a girare per Pozzuoli, si prendono un gelato, un caffè... Insomma si fanno le 18. Rosario chiede alla tipa di accompagnarlo a casa per posare il borsone. Nella sua mente, Rosario già sta pregustando il momento in cui poserà il borsone a casa, scenderà a prendere la metro e raggiungerà il San Paolo. Invece la tipa, con l'occhio da zoccola vogliosa, gli dà la "grande" notizia. Sai, i miei non tornano stasera, quindi io pensavo che... insomma se ti va puoi rimanere a cena da me... e poi dopo cena...
Rosario sgrana gli occhi. Pensa: cazzo, e la partita? io devo andare allo stadio! Allora le fa: senti, ti ringrazio, ma devo andare... stasera c'è la partita... poso il borsone e vado... tanto, no, ci sarà occasione... lo sai, mi stanno aspettando...
La tipa cambia espressione lentamente, ma con decisione. Lo guarda in faccia come se volesse sputargli in un occhio, e comincia a urlare: e allora vai allo stadio! vai con quegli sfigati segaioli dei tuoi amici! vai appresso a quegli stronzi del Napoli! Dico: porca puttana, ti invito a cena, quegli stronzi dei miei vecchi non tornano in città... e tu che fai? vai allo stadio? ma vaffanculo!
Rosario rimane impetrito. Guarda sta troia che apre il bagagliaio della macchina, prende il borsone di Rosario e glielo tira dietro. Sale in macchina e fa manovra, lasciando Rosario a piedi e col borsone in mano. La stronza gli passa vicino e gli urla: speriamo che perdete e che andate in serie B!
Rosario la vede svoltare a destra e correre a tutta velocità. Sky Sport 4 raccoglie il borsone e si avvia verso la metro. Sale sul treno e sente nel suo cervello sempre quella frase: speriamo che perdete e che andate in serie B. Involontariamente, automaticamente, la sua mano scende fino ai coglioni e comincia a grattare".
avvertenza

domenica 13 aprile 2008

Bergamasco cùntadìn

Bergamasco cùntadìn
zappa la terra, zappa la terra...
Bergamasco cùntadìn
zappa la terra, zappa la terra...

Come Verona, voi siete come Verona...

Ci hanno cantato 90 minuti di "Napoli colera". Oggi al San Paolo... gesticolare... urlare... sostenere... fischiare...
Nessun rispetto per il padano.

Mi rivolgo ai calciatori: ragazzi, se dopo Catania vi abbiamo perdonato, non lo faremo anche oggi! NOI VOGLIAMO QUESTA VITTORIA!!!

Mentalità.

domenica 6 aprile 2008

Brividi...

http://www.youtube.com/watch?v=Y7xvegPH_Lw&feature=related

Anche se a me piace il West Ham...
Cliccate sul link e fatemi sapere.

venerdì 4 aprile 2008

Abbandono lavoro e famiglia... (4)

L'aria è tesa. C'è qualche cazzo pesante che bolle in pentola. Dopo una boccata alla sigaretta, Marco inizia a parlare. E' un fiume in piena. Parla della sua ragazza. La tipa sta all'estero a fare un anno di praticantato presso una scuola. I patti tra i due erano: tu vai fuori un anno, ed io faccio il bravo. Ma tra un anno torni, mettiamo la testa a posto, magari iniziamo una convivenza, poi forse un matrimonio, qualche marmocchio in prospettiva, insomma una cazzo di vita normale, come dio comanda. E invece la tipa dice che non vuole tornare. Che Parigi è bella, che si vuole realizzare in Francia. Non vuole perderlo, perchè lo ama e bla bla bla, però vuole continuare a stare lì. Non lo sa. E' confusa. Anzi no, ti avverto, ho deciso: io non torno. Anzi no, forse torno. Però non cambio idea. Sia chiaro che non cambio idea. Però ti amo, non voglio perderti, perchè non vieni qui, lasci tutto e vieni da me, tutto quello che ti sei faticosamente costruito lo butti a puttane e vieni all'estero con me, e bla bla bla.
Marco parla velocemente. Con gli occhi stretti per il fumo che sale dalla sigaretta perennemente vicina alle sue labbra. Parla con delusione, non con rabbia. E questo mi fa strano. Perchè secondo me dovrebbe stare incazzato come una belva. E invece no, mi pare rassegnato. Deluso. Amareggiato. Come uno che si sente preso per il culo da un tot di tempo, e non se ne era mai accorto. Lui ne ha fatte di stronzate, ok. Negli anni passati, quando erano un pò più ragazzi, Marco non si è fatto problemi. Però ultimamente, dopo che erano tornati insieme, Zelig sembrava aver messo tutto in chiaro nella sua vita: priorità, interessi, cazzi vari, eccetera. E si vedeva, santiddio, che lui voleva fare le cose serie. Pronto a sacrificarsi. A fare pure dieci passi indietro, per lei. Però pure lei, cazzo di budda, doveva fare qualche passo avanti, altrimenti niente. E invece, lei è rimasta lì, ferma sulle sue instabili posizioni, convinta da chissachi che la vita è una sola e va vissuta lontano da Marco, a Parigi o in qualche altro buco del culo del Mondo. A fare la meastrina o altri cazzi, ma comunque pensando a se stessi in primis.
Io vorrei dirgli qualcosa, a Marco. Vorrei dirgli di mandarla a fare in culo. Di non mettere la sua dignità di maschio sotto i piedi. Vorrei dirgli di rispondere con orgoglio a questa decisione. Che non può accettare questa situazione, che non esiste proprio di mettere in discussione una storia di dieci anni per rincorrere un sogno. Ci vogliono i piedi per terra e la testa sulle spalle, cazzo!
Vorrei dirgli tutte queste cose, ma sto zitto. Perchè penso che in certi momenti un amico ascolta. Muto, nel rispetto del dolore del tuo fratello. Non come le amiche di lei, quelle che le dicono "strafregatene di Marco", "pensa a te stessa, sii egoista ogni tanto" e stronzate del genere. I veri amici stanno muti, si fanno i cazzi loro e parlano solo se interpellati.
Allora tenti di sviare la discussione: "Nun ce pensà chiù!" - gli faccio sorridendo - "stasera stiamo qui, vicino allo stadio, senza donne tra le palle, e vaffanculo al mondo!".
Marco mi guarda, apre gli occhi, sorride, solleva la birra come per proporre un brindisi e dice: "Ma si... vaffanculo al mondo!".
Avvertenza

domenica 30 marzo 2008

Tifoso del parma muore travolto da un pullman

Un tifoso del Parma di 28 anni è stato travolto e ucciso nell'area di servizio 'Crocetta' vicino ad Asti da un pullman di tifosi della Juventus.L'autista stava facendo manovra quando è avvenuto l'incidente. Secondo le prime notizie ci sarebbero state schermaglie tra le due tifoserie. Juve-Parma non sarà giocata in segno di lutto.
La Juventus e il Parma – con il benestare delle autorità competenti – hanno deciso di comune accordo di rinviare la partita in segno di lutto per l’incidente occorso a un tifoso del Parma che stava raggiungendo lo stadio di Torino. Pur trattandosi di una tragica fatalità le due società hanno ritenuto che non ci fossero le condizioni per mandare in campo le squadre.
Prime voci: un pullman di 9 posti di tifosi della juve, fermo all'area di servizio, sarebbe stato oggetto di minacce da parte di un gruppo di parmensi. L'autista del pullmino, dopo aver fatto una brusca manovra per sfuggire ai parmensi, avrebbe investito un tifoso gialloblù. Chiaramente il "condizionale" è d'obbligo.

domenica 23 marzo 2008

Abbandono lavoro e famiglia...(3)

Parcheggiamo la vespa alle spalle del Gazebo. Marco mette il cavalletto mentre io chiedo se c'è un tavolo libero per due. Potevo evitarmela questa domanda: il Gazebo è semivuoto. Marco ed io appoggiamo il culo su due poltroncine di vimini. Molto carino, questo Gazebo. Se un non lo conoscesse, direbbe che è proprio un bel pub all'aperto. Diciamolo: è difficile da immaginare che in questo luogo, la domenica, si rinfocillano alcune centinaia di belve ultras! Gente che sta qui già quattro ore prima del match, che si benzina a dovere con litri di birra a varie gradazioni, che si schiatta il fegato con panini sasiccie e friarielli unti all'inverosimile. Ma io, del Gazebo, ho un altro ricordo: Napoli - Genoa. Non una partita in paricolare, ma un pò tutti i match coi rossoblu hanno un sapore particolare. Siamo gemellati da più di 20 anni. Da quando una nostra vittoria consentì al Genoa di non retrocedere. Credo che il nostro sia tra i gemellaggi più antichi e più solidi dell'intero panorama ultras nazionale. E ogni volta che i grifoni vengono a Napoli, noi li portiamo qui al Gazebo e gli offriamo litri di birra e chili di panini. I genoani apprezzano sempre, perchè - cazzo - anche le paninoteche napoletane più becere e scadenti fanno dei panini alto livello. E c'è sempre un atmosfera di festa. Si ride, si scherza, si cantano i cori contro i doriani. Alcuni di noi c'hanno pure rapporti "politici". C'è chi è stato a Genova durante il G8, e magari si è appoggiato a casa di qualche esponente della gradinata nord.
Mentre mi perdo in questi dolcissimi ricordi del cazzo, Marco ordina una heineken. Io, una ceres. Gli dico al pinguino di portarci pure qualche patatina, pistacchi o arachidi. Insomma, un pò di spasso. Il tizio se ne va proprio mentre Marco si accende una sigaretta, e mi fa: "Antò, ti devo dire una cosa".

sabato 8 marzo 2008

Abbandono lavoro e famiglia... (2)

Salgo dietro e non ho nemmeno il tempo di sistemarmi che Marco hicodeputa parte con uno stacco di frizione e la vespe impenna. Vorrei bestemmiare tutti i santi e pure il ginocchio di Ronaldo, ma mi astengo. Sfrecciamo per la strada del mio quartiere scansando i sacchetti della munnezza sparsi sull'asfalto, come un indeterminato e puzzolente collage di qualche artista del cazzo. Saluto Ferdinando il barbiere e ci pieghiamo sulla sinistra, come Valentino Rossi quando sta per metterlo nel culo a qualche stronzo di pilota che ha passato la corsa in testa e all'ultima curva il Dottore Evasore Fiscale ingarra il buco giusto e passa in testa. Salutiamo con lo sguardo qualche giovincella seduta con le cosce accavallate fuori al bar Dolci Momenti, e dopo un brevissimo pit stop alla fine della strada, risaliamo per via Solfatara sfrecciando davanti ai fratelli Cipster.
Marco non parla, e allora io mi prendo tutta l'aria fresca che mi sbatte sulla faccia. C'è ancora un timido sole ad illuminare l'immondizia per strada, e fuori all'Aeronautica qualche sfigato sta facendo la guardia ed io gli faccio la stecca. Marco è un militare, potrebbe incazzarsi, ma non se ne accorge. Ci facciamo la discesa dei Quattro Pini a velocità supersonica, evitando le innumerevoli buche della strada. Arriviamo al semaforo che fortunatamente è verde e ci meniamo giù dritti per viale Kennedy. Marco continua a non parlare, e allora pure io mi faccio i cazzi miei. Sorpassiamo senza guardare l'Augusto Righi, l'ex cinodromo ed Edenlandia. Tra tre-quattrocento metri si staglierà davanti a noi la maestosa sagoma dello stadio San Paolo, e mi viene in mente - chissà perchè, boh - di quella sera che io e Marco accompagnammo a casa Barbara, una ragazza che abita vicinissimo allo stadio. Lo stereo di Marco c'aveva i Queen inseriti. Il Napoli stava in serie B e non si sapeva se ce l'avrebbe fatta ad essere promosso o no. Oh, manco a farlo apposta - o forse si, nun mi ricordo - l'imponente stazza dello stadio ci apparve proprio mentre Freddy Mercury intonava il ritornello di We are the champions. Fu bellissimo. Sembrava che tutto (la notte, lo stadio, le luci, la strada, noi tre) fosse intonato con la canzone. We are the champions: chissà tra quanto canteremo questa canzone in ottantamila, sugli spalti del San Paolo.

giovedì 6 marzo 2008

Abbandono lavoro e famiglia... (1)

Sto seduto davanti alla tv. In mano c'ho il joystick della playstation. Sullo schermo, il Napoli sta seviziando l'Hellas Verona: nove a zero. Spero di arrivare a dieci prima che mi venga a chiamare Marco. Gioco con un rivoluzionario 3 - 4 -3 col rombo a centrocampo: ricordo la buonanima di mister Scoglio, che voleva fare lo stesso schema quando venne ad allenare il Napoli qualche anno fa. Poche partite e lo esonerarono. Voleva il calcio spettacolo e si presentò a Genova contro la Samp con una sola punta. Altro che rombo a centrocampo...
Scendo sulla fascia, ma non c'è spazio: quella merda del terzino veronese non mi fa passare. Allora appoggio al mediano che cambia gioco sulla fascia opposta. Stop di petto e triangolazione in profondità con la mezzapunta. L'ala scende sul fondo e crossa, mentre io mi sollevo dalla sedia per stare più nel vivo dell'azione. Il pallone si alza in aria proprio mentre il cronometro segna impietosamente il recupero: è l'ultima occasione per fare il decimo gol e mandare questi bifolchi veronesi a zappare la terra in mezzo alla nebbia veneta. Zalayeta si alza in cielo per colpire di testa, ma alla fine cambio: premo x e gli faccio passare la palla al Pocho Lavezzi, il quale è più avanti rispetto alla linea del pallone. Lavezzi si gira spalle alla porta, salta in aria e si gira si se stesso: stratosferica rovesciata che si insacca all'incrocio dei pali! "GOOOOOL" urlo con tutta la gioia possibile, manco il gol fosse stato realizzato davvero. Mentre vedo il replay dell'eurogol mi lancio in uno splendido coro:
Passamontagna, bastone nella mano
E' la partita che tutti aspettavamo,
E con Verona c'è un odio che non muore,
Che ce ne frega di andare in prigione
E la guerriglia sarà, la la la la la la ...
al Bentegodi si va, la la la la ...
Mentre urlo come un stronzo in calore, bussa il citofono. Mi avvicino già sapendo che sarà Zelig. "Chi è?", faccio vago. "Antò, sono Marco. Scendi.". "Si, un minuto" e attacco. Torno in stanza per spegnere la playstation e prendere il bomber nero, giusto in tempo per riapprezzare lo splendido gesto tecnico e atletico del Pocho. Prendo portafoglio e cellulare e chiavi, e me ne scendo. Faccio le scale canticchiando:
Finchè vivrò, odierò
l'Hellas Verona...
Marco è sulla vespa. Occhiali a goccia e barba appena fatta. Gli ho proposto di andarci a fare una bevuta, magari fuori al Gazebo, una specie di pub che sta attaccato allo stadio San Paolo sul lato della curva B. Marco ha accettato, perchè si vede che vuole parlare un pò e vuole distrarsi. Cazzeggiare alquanto, bevendo qualche birretta e sfumacchiando sigarette. C'ha qualche problema amoroso, e allora la cosa migliore è passare qualche ora dentro all'amicizia.

lunedì 3 marzo 2008

Il trionfo del calcio vecchio stampo

L'invincibile armata nerazzurra è distrutta. Il monumento al calcio moderno, internazionale, multinazionale, il calcio dei ricchi e dei potenti, dei calciatori superpagati... è stato abbattuto da un Napoli vecchia maniera. Aggressivo e tenace, come la più dura delle provinciali. Grinta e contropiede, come il calcio all'italiana di una volta. Gomiti spigolosi, tacchetti alti, magliette sudate... e un pubblico - lasciatemelo dire - d'altri tempi. 60mila tra paganti e abbonati, quindi almeno 65mila presenti! Un tifo spettacolare, con una curva A davvero superlativa. Quando il San Paolo fischiava, non si sentiva nulla: i giocatori in campo dovevano urlare a squarciagola per comunicare tra loro.
Per battere l'Inter bisognava fare un partita perfetta: il Napoli l'ha fatta. Chiaramente, i riflettori sono stati puntati sulle giocate di Lavezzi, sul peso specifico di Zalayeta, sulle percussioni di Hamsik, sulle aperture di Gargano. Mi piace, però, sottolineare la prestazione di coloro che sono raramente sulla bocca dei cronisti e degli sportivi: la grinta di Contini, l'eleganza di Cannavaro, Santacroce sempre di anticipo, la presenza di Gianello, i kilometri macinati da Mannini, la combattività di Blasi, la sorprendente precisione di Savini.
A fine partita, Mancini ha sottolineato che l'arbitro doveva espellere Contini e che Julio Cesar ha sbagliato: non ha mica detto che il Napoli ha fatto un partitone e che Julio Cesar è stato il migliore in campo tra i nerazzurri! Vabbè, prendersela con l'arbitro è lo sport preferito dai perdenti, e da coloro che vincono scudetti di cartone o a tavolino. Ancora c'è qualcuno che blatera di moviola in campo e non capisce che l'invasività delle nuove tecnologie sta diventando preoccupante.
Il Napoli ha vinto perchè Napoli è scesa in campo di fianco ai "ragazzi terribili", come dice Raffaele Auriemma. Ha vinto perchè Gargano è brutto, ma corre come un dannato; perchè Blasi non perde mai un contrasto; perchè il Pocho sembra uno scugnizzo col pepe al culo. Agli interisti lasciamo i loro miliardari ingaggi e gli scudetti di cartone; noi ci teniamo stretti questa "baby gang".