mercoledì 20 febbraio 2013

Massimo Bonetti: "Come si ruppe il gemellaggio Napoli - Roma"


In una intervista su CalcioNapoli24.it sulla figura di Massimo Troisi, l'attore Massimo Bonetti ha parlato della passione per il calcio che accomunava i due. Troisi napoletano, Bonetti romanista, amanti del calcio e avversari delle squadre settentrionali.
Tra le tante cose, Bonetti ne dice una molto interessante su come si ruppe il gemellaggio tra Napoli e Roma:

"Io ricordo bene l'episodio che pose fine al bellissimo gemellaggio tra le due tifoserie, ero allo Stadio. Andò così: partì il tifoso romanista dalla curva sud con la bandiera e si diresse verso la nord strapiena di tifosi biancoazzurri napoletani. Quando arrivò lì ci furono applausi e cori per la Roma da parte loro, una cosa bellissima. Partito dalla curva nord quello napoletano, invece, una volta attraversato il campo e giunto alla Sud, prese fischi e bottigliette. Da romanista vero, doc, oggi chiedo scusa agli amici partenopei. Poi si è scritto del gesto dell'ombrello di Bagni ecc. ecc., ma quello è un episodio successivo e sicuramente, seppur deprecabile, fu la reazione adrenalinica dopo un gol che valeva un pareggio riacciuffato in netta inferiorità numerica, non certo la causa della fine di quell'amicizia. Spero che in futuro si possa ripristinare quel bel clima".

lunedì 18 febbraio 2013

NOI TI RICORDEREMO...

In occasione dell'ultima giornata di campionato di serie A, mentre al San Paolo e a Marassi si osservava un minuto di silenzio per ricordare la tragica scomparsa di Carmelo Imbriani, nel resto dei campi ciò non avveniva. A differenza della Lega di serie C, quella di A non ha ritenuto opportuno commemorare un ex atleta, un uomo di sport, un professionista serio. Da questa decisione cosa dobbiamo dedurre? Che non tutte le morti sono uguali? "Complimenti" a Beretta&C. oggi più che mai il calcio ne esce sconfitto. 
Ciao Carmelo...noi ti ricorderemo!

domenica 17 febbraio 2013

Gli spalti da scudetto, la squadra no.


Stavolta vediamo quale scusa utilizzeranno per giustificare una prestazione - questa si - stomachevole. Zero tiri in porta, parecchi giocatori sotto tono, ricambi mai all'altezza della situazione.
Contro il Plzen il pubblico partenopeo è stato accusato di scarso sostegno: sarebbe come accusare Bolt di essere lento. 
Oggi pomeriggio il sostegno dei tifosi è stato costante, a tratti emozionante.
Risultato? 0-0 in casa con la Samp e velleità scudetto - che personalmente non ho mai avuto - che vanno a farsi fottere. Definitivamente? Credo proprio di si.

Oggi abbiamo avuto l'ennesima dimostrazione che, per quanto forte, la nostra squadra è composta da giocatori che non possono ambire a traguardi superiori ad un piazzamento europeo (salvo poi essere eliminati negli ottavi, come succede da anni).
Viceversa le curve hanno dimostrato, per l'ennesima volta, un attaccamento alla maglia ed un sostegno ammirevoli. I ragazzi delle curve - loro si, cazzo! - sono da scudetto.

NAPOLI - Samp, una vittoria per Imbriani


C'è un velo di tristezza che avvolge la partita di oggi contro la Sampdoria al San Paolo. No, non mi riferisco alla sonora sconfitta casalinga contro il Viktoria Plzen. Mi riferisco alla scomparsa di Carmelo Imbriani. La sua scomparsa è stata la sconfitta più grave: il male che lo attanagliava ha vinto, ma Carmelo ha lottato. Come un Vecchio Leone.

Vinciamo, e dedichiamo alla sua memoria questa vittoria.

venerdì 15 febbraio 2013

Addio Carmelo, dal profondo del cuore.

http://img1.iol.it/c/imgs/calcio/13/43/imbriani_1004534Libero1.jpg 

Hai lottato fino alla fine.
Addio Carmelo.
Che la terra ti sia lieve.

giovedì 14 febbraio 2013

Invece di fischiare, invadere Plzen.

Partita finita.
Il Napoli ha perso in casa col Viktoria Plzen, per 0-3.
Al fischio finale, bordate di fischi e solo qualche timido applauso. In curva hanno intonato qualche coro.
Beh, che cazzo di mentalità è questa? Siamo già stati eliminati? E' tutto finito? E' inutile che andiamo a Plzen, tanto siamo già stati eliminati?
Parliamoci chiaro: ribaltare il risultato è praticamente impossibile. Serve un'impresa. Esattamente come fu un'impresa quella l'anno scorso: il Chelsea ci fece 4 gol e passò il turno, fino a vincere la Coppa Campioni. Le imprese riescono! Le imprese si possono fare! Cazzo!

Non voglio sentire discorsi da tifosotto tipo "Mazzarri punta tutto sul campionato" oppure "La squadra voleva uscire dalla Coppa". Voglio sentire chiedere informazioni su come comprare il biglietto per Plzen, su come arrivarci, e cose del genere.
I loro tifosi si sono presentati al San Paolo ed hanno sostenuto la loro squadra.
Noi dobbiamo INVADERE Plzen e fargli passare una pessima serata. Fargli 3 o 4 gol e superare il turno.

Poi, se non ci dovessimo riuscire, allora... e solo allora... possiamo fischiare, se riteniamo che la squadra non ha dato tutto.
Prima no. Impariamo dal Chelsea: le imprese esistono per essere realizzate.

Mentalità, fratelli. Mentalità.

Ricomincia la Coppa Uefa


Qualcuna la chiami pure Europa League.
Io la chiamo Coppa Uefa.
E stasera ci gioca il Napoli. Contro i cechi del Viktoria Plzen. Una buonissima squadra, che l'anno scorso ha fatto la Coppa Campioni e che quest'anno è arrivata prima nel suo girone di Coppa Uefa, superando i detentori del titolo dell'Atletico Madrid.
I tifosi del Plzen sono poco conosciuti in ambito ultras. In occasione della partita col Milan un paio di loro furono fermati e pare che ci fossero delle lame... ma personalmente non credo che ci sia da preoccuparsi dei circa 400 che stasera raggiungeranno il San Paolo.

Per quanto concerne noi, stasera dobbiamo cacciare le corde vocali dalla bocca. Stasera ci deve essere un sostegno costante alla squadra, perchè in Europa dobbiamo andare avanti. Sia per una questione di prestigio del club, sia per dimostrare a tutt'Europa che gli ultras italici non sono tutti come gli juventini, i milanisti e gli interisti, tifoserie che di ultras hanno avuto ed hanno davvero poco.



martedì 12 febbraio 2013

ACAB, un film vero




Tratto da www.antoniolucignano.com

Ho atteso un anno prima di vedere ACAB - All Cops Are Bastards, il film di Stefano Sollima interpretato da alcuni mostri sacri della scena attoriale italiana quali Pierfrancesco Favino e Marco Giallini. Il film, distribuito nel 2012, è tratto dall'omonimo romanzo di Carlo Bonini, un giornalista di La Repubblica.
Non ho ancora letto il romanzo, quindi la mia riflessione sul film è priva di confronti col testo scritto.

Dico questo perchè non voglio definire ACAB un film bello o brutto, ma semplicemente VERO. Nella mia vita mi è capitato di avere a che fare coi celerini, in una manifestazione politica come in uno stadio. E posso garantire che la mia personale esperienza conferma TOTALMENTE quanto mostrato nel film. Ho visto coi miei occhi ed ho vissuto sulla mia pelle i sorprusi e le violenze dei poliziotti e dei carabinieri dei reparti mobile. Gente esaltata che sembrava provare piacere nel massacrarti, anche se era palese che non avevi fatto nulla. Non nascondo che a volte, come al Global Forum del 2001 a Piazza Plebiscito, ho avuto la netta impressione che i celerini fossero drogati, magari sotto anfetamine. 
Sia chiaro: non sto dicendo che TUTTI gli sbirri sono così, ma credo che la MAGGIORANZA sia esattamente come dipinta nel film. La maggior parte dei celerini è fascista, come viene presentato? Non so se ideologicamente lo sono, ma molte azioni da loro compiute sono di puro stampo fascista. I celerini fanno spedizioni punitive fuori servizio? Non posso confermarlo, ma non mi sorprenderei.

Concludendo, consiglio caldamente di vedere questo film. Chi ha vissuto la curva o la piazza, ritroverà molte cose familiari. Purtroppo.

Do svidanija

lunedì 4 febbraio 2013

Conflitti


Quando ti vietano una trasferta, ti accontenti della tua curva in casa.
Quando ti vietano un fumogeno, ti accontenti di uno striscione.
Quando ti vietano lo striscione, ti accontenti della sciarpa.
E sei pronto, sempre pronto, a sparlar male degli ultras.
Di quelli che non si accontentano. Mai.

Quando la curva è chiusa, la strada è aperta.
Quando la strada è chiusa, la piazza è aperta.
Quando la piazza è chiusa, l'azienda è aperta.
C'è sempre un luogo dove far vivere la propria mentalità.
Dove non cedere di un passo.
Dove lottare.


venerdì 1 febbraio 2013

INNOCENTE!


Ora basta. E' meglio che Equitalia se ne faccia una ragione e non continui a rompere i coglioni, interpretando a proprio piacimento le sentenze. Maradona, esattamente come Careca ed alemao, non ha nessun debito col fisco italiano. I soldi che mancano chiedeteli a quel pappone di Ferlaino, che avrebbe dovuto pagarli 8come stabilito da una sentenza) se non fosse arrivata una sorta di prescrizione.
Maradona è innocente, è un uomo libero ed ha il diritto di tornare, se e quando vorrà, nella sua Napoli, che ancora oggi lo ama perchè lui, straniero, è stato più napoletano dei tanti politicanti e pezzi di merda nati e cresciuti a Napoli.

martedì 29 gennaio 2013

Ciao Spagna

lunedì 28 gennaio 2013

Stile Juve

Marotta bellosguardo ha detto che l'arbitro era napoletano, per questo non ha dato il rigore alla Juve.
Lo stesso arbitro, nel primo tempo, nega un rigore al Genoa per netto fallo di mano di Vucinic: di dov'era? Di Pinerolo?
Stile Juve.

Al fischio finale, Conte e alcuni calciatori della Juve hanno assediato gli arbitri e urlato sguaiatamente la loro rabbia. Sono gli stessi che ci dissero, dopo Pechino, che le sconfitte bisogna accettarle serenamente.
Stile Juve.

Veniamo ai tifosi, che sono la cosa che a questo blog interessa di più.
I tifosi della Juve hanno esposto uno striscione indegno contro i torinisti a proposito della tragedia di Superga. Gli stessi hanno fatto comminare una multa alla Juventus per cori antinapoletani, definiti "cori di discriminazione territoriale" (???) La società? Quando stigmatizza il comportamento dei propri tifosotti, cioè molto raramente, è solita scrivere comunicati di 3-4 righe.
Stile Juve.

Una società con la fedina penale della Juve dovrebbe semplicemente fare silenzio.
Quanto ai tifosotti bianconeri che si atteggiano ad ultras, è la storia che (non) parla per loro.

mercoledì 23 gennaio 2013

Oggi Roma - NAPOLI Primavera: forza ragazzi!

Oggi c'è una partita importante per i giovani della Primavera azzurra: nella semifinale di Coppa Italia giocheranno contro la Roma di Alberto De Rossi, padre del famoso Daniele, formazione ostica e con grande tradizione (negli ultimi anni hanno vinto campionati e coppe varie).

Vogliamo far arrivare il nostro sostegno alla compagine partenopea, certi che i nostri ragazzi lotteranno su ogni pallone. 
Forza ragazzi!

sabato 19 gennaio 2013

Caso Scaroni, ingiustizia è fatta


Sono stati assolti per insufficienza di prove tutti i poliziotti imputati a Verona nel processo di primo grado per il massacro di Paolo Scaroni, Ultras del gruppo Brescia 1911. Era il 24 settembre 2005, al termine della partita Verona Brescia, quando i tifosi bresciani, pronti a rientrare a casa, subirono diverse cariche violentissime sul primo binario della stazione Porta Nuova. Paolo venne sbattuto a terra e ripetutamente colpito alla testa, massacrato di botte e ridotto in fin di vita.

Oggi, a distanza di oltre sette anni,  la sentenza vergognosa del Tribunale di Verona che non rende giustizia a Paolo e a chi in quel giorno subì la repressione poliziesca. A motivare l’insufficenza di prove il buco di 10 minuti nelle riprese effettuate dalla polizia quel giorno, proprio i minuti nei quali Paolo finì a terra sotto i colpi dei manganelli dei poliziotti.


Questa che segue è la lettera di Paolo Scaroni, scritta alla vigilia della sentenza:

Salve a tutti, mi chiamo Paolo Scaroni e Vi scrivo -nella speranza di avere la Vostra attenzione- alla vigilia dell’ultima udienza del processo nel quale sono imputati otto celerini del VII Reparto Mobile di Bologna, indagati per il reato di lesioni gravissime (per la cronaca il PM ha chiesto otto anni di condanna per i celerini, e l’iscrizione nel registro degli indagati per alcuni dirigenti della Questura scaligera accusati di falsa testimonianza).
Durante questa udienza sarà emessa la sentenza di primo grado.

Per chi non conoscesse ancora la mia vicenda (ormai, mio malgrado, sono diventato un personaggio di interesse pubblico), sappia che più di sette anni fa sono stato pestato a sangue e ridotto in fin di vita mentre cercavo di risalire sul treno che mi avrebbe dovuto riportare -di lì a poco- nella mia città (Brescia) e dalla mia famiglia, cioè a quella quotidianità fatta di duro -ma dignitoso- lavoro, di sport, di sentimenti umani, di valori cristiani, di amici veri, di amori personali.

Purtroppo, come molti sapranno, così non fu, e al mio paesello (Castenedolo – BS) feci ritorno solamente dopo un intervento miracoloso (la prima prognosi mi dava per spacciato, la seconda mi relegava a un vegetale) e dopo alcuni mesi di terapie e riabilitazioni intensive, cure impegnative e dispendiose che, naturalmente, continuano tuttora (sono invalido al 100%, e poiché non ho più speranza di migliorare, almeno fisicamente, continuo la dolorosa fisioterapia nel tentativo di mantenere quel poco che mi è stato risparmiato). Il 24 settembre 2005, giorno del fattaccio, ero “reduce” dalla partita: Hellas Verona vs Brescia (giusto per la cronaca, un pareggio senza recriminazione alcuna), e mi ero appena rifocillato presso il bar sito sotto la stazione approfittando -fra l’altro- di una situazione senz’altro tranquilla e favorevole, almeno fino a quel momento; uno stato apparente che aveva ingannato non solo me, ma anche il migliaio di tifosi bresciani presenti quel giorno in trasferta, la maggior parte dei quali già sistemati sul treno, pronti a ripartire.

Con i miei amici -e con gli ultimi ritardatari- stavo appunto dirigendomi verso gli scalini del treno quando sono stato colpito alle spalle da una selva di manganellate che hanno ridotto la mia testa a una sorta di ananas tumefatto, causando fra l’altro un ematoma profondo e letale (il referto medico ha dimostrato quanto fosse risoluta la volontà di questi celerini nel colpire esclusivamente alla testa; sul mio corpo infatti non sono state trovate altre ecchimosi).

Ora, poiché a qualcuno di Voi sembrerebbero inverosimili -sebbene meriterebbero un doveroso approfondimento- Vi risparmio i particolari più scabrosi e inquietanti che hanno contrassegnato l’intero processo (se un giorno avrete la pazienza di leggere la reale ricostruzione dei fatti ottenuta grazie alle varie testimonianze, Vi potrete renderete conto di quanto fosse tragica, paradossale e perfino di una certa attualità la situazione nella quale sono rimasto -mio malgrado- coinvolto).Ma dopo sette anni e mezzo, credetemi quando Vi dico che di quegli attimi ricordo soprattutto l’impotenza nel difendermi e nel trovare una copertura anche improvvisata (ho tentato di infilarmi addirittura sotto il treno, purtroppo senza successo); la crudeltà e la precisione con cui -senza alcun risparmio- era martoriata la mia nuca; i laccetti dei manganelli -usati evidentemente al contrario- che si alternavano davanti ai miei occhi; il tentativo degli amici di trarmi in salvo a costo della loro stessa vita.

Ogni tanto, mi capita ancora di svegliarmi di soprassalto nel bel mezzo della notte in cerca di riparo.
Dopo sette anni e mezzo, la vita precedente a quegli istanti è solo un ricordo molto sfumato.
Dopo sette anni e mezzo, ancora non conosco il motivo scatenante di tanta barbarie.
Dopo sette anni e mezzo, ancora non conosco con certezza i volti dei miei carnefici.
Per questo l’udienza di venerdì prossimo per me ha un’essenza… vitale.

Certo, prima di esprimermi fino in fondo, aspetterò con pazienza ancora qualche tempo, ma se poi le mie impressioni fossero confermate, allora pretenderò tutto quello che mi è stato negato fino a questo momento.
Soprattutto, mi batterò affinché non accada più a nessun altro quanto è accaduto a me.

Come già detto, le vite mie e dei miei familiari sono state sepolte nell’arco di pochi attimi, travolte e distrutte da una violentissima carica frutto -a quanto sembra- della meschinità e della ferocia di poche -ma consapevoli- persone.

Individui dei quali -ripeto- ancora non conosco il volto, ma delle cui intenzioni ormai ho la certezza: volevano uccidermi.

Uomini (ma davvero si possono considerare tali?) che non hanno avuto nessuna pietà e nemmeno la dignità e la coscienza di redimersi o chiedere scusa, probabilmente ancora oggi convinti di avere fatto una cosa utile e giusta.

Celerini rimasti fino ad ora nascosti, con ogni probabilità nella speranza di un’archiviazione prima, e di una sentenza favorevole poi.

Anche per tutto questo, durante i lunghi e tormentati giorni riabilitativi ho pensato più di una volta a una possibile vendetta nei confronti dei miei aguzzini.

Poi però hanno prevalso i valori cristiani anzidetti e la solidarietà degli amici e dei tanti Ultras -anche rivali- che sono sempre stati al mio fianco (durante la scorsa udienza erano più di trecento; per la prossima ne sono previsti più del doppio) dimostrando non solo tutta la loro grande umanità, ma anche una maturità non comune, molto spesso sottovalutata e quasi mai riconosciuta.

Non mi resta perciò che attendere con fiducia e serenità questa sentenza.

E nell’attesa Vi prego di concedermi lo spazio necessario per fare un appello non solo a tutti i bresciani presenti quel giorno a Verona che hanno rischiato -proprio come me- la loro vita, ma anche a tutti quei cittadini italiani convinti di non poter incappare in questo genere di disgrazie per il semplice fatto di non andare allo stadio.

Purtroppo, la cronaca degli ultimi anni è piena di vicende simili alla mia che potrebbero smentire questa certezza.

Storie anche più tragiche, accadute molto lontano dagli stadi; basti pensare a Federico Aldrovandi, un giovane ragazzo di Ferrara che di ritorno da una serata passata con gli amici è stato “intercettato” e fermato da una pattuglia, massacrato a suon di botte e infine assassinato. Il tutto a poche ore di distanza dall’aggressione da me subita.

Come dimenticare poi Gabriele Sandri, giovane tifoso laziale assassinato lungo l’autostrada da un poliziotto trasformatosi in uno sceriffo giustiziere.

E il mio elenco potrebbe continuare, ma non voglio rubarvi altro spazio.

Ricordiamoci però che esiste una sola maniera per evitare altre tragedie come queste: massima responsabilizzazione e numeri di identificazione per tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine (questo anche per tutelare chi non disonora la divisa).

Quindi voglio ricordare a tutti quelli che decideranno di sostenermi venerdì, di farlo come sempre col cuore, ma anche e soprattutto con la testa; questo a prescindere dal tipo di sentenza che sarà emessa.

Nonostante tutto, ho ancora la forza non solo di raccontare la mia storia fino alla fine, ma anche di sopportare un’altra eventuale ingiustizia; inoltre, credo di possedere la determinazione per affrontate -a testa alta- tutti i gradi di giudizio restanti.

Mi rivolgo infine alle istituzioni e alla stampa, affinché raccolgano il mio invito a essere al mio fianco (sono un cittadino bresciano) venerdì a Verona per quella che mi auguro possa essere una giornata di Verità e Giustizia.”

Paolo Scaroni, vittima di uno Stato distratto

giovedì 17 gennaio 2013

Calcio femminile, gemellaggio Napoli - Merdona


La notizia del gemellaggio tra le squadre di calcio femminile di Napoli e Merdona mi ha colto di sorpresa. Anzi, più che sorpresa ho provato fastidio.
L'articolo de Il Mattino è esplicito (http://www.ilmattino.it/sport/calcio/gemellaggio_napoli_verona_femminile_calcio/notizie/244736.shtml)
come è esplicito il servizio di Sky.

Come è noto, questo è un blog libertario: ognuno può dire la sua, difendere questo gemellaggio o attaccarlo.
Bene. Io dico la mia: NO AL GEMELLAGGIO con quella squadra (maschile o femminile non fa differenza), con quella città e con quel popolo. L'odio che Verona cova nei confronti di noi napoletani esula dall'ambito calcistico: è un odio di popolo, con fortissimi connotati etnici e razzisti.
Non credo che la situazione sia diversa per il calcio femminile, anzi.
Inoltre c'è anche una questione di rispetto per una rivalità storica che, come è noto, travalica i confini dello sport fino a sfociare in contrasti storico-culturali, politici ed economici.
Giusto? Sbagliato? Ognuno la pensi come vuole. Io dico che questo gemellaggio non può e non deve cancellare decenni di rivalità sportiva e non.
Non andava fatto.


martedì 15 gennaio 2013

Fratelli duosiciliani

sabato 12 gennaio 2013

Le tremolanti gambe di Yaya Tourè



“Ci sono posti in cui vai una volta e basta… e poi c’è Napoli”. così si apre la parte in prosa di “Passione”, un documentario capolavoro che sbancò il Festival di Venezia di un paio d’anni fa, diretto da John Turturro che parla della canzone napoletana facendo cantare alcuni dei nostri più grandi interpreti. A pensarla come lui è Yaya Tourè che fino a pochi giorni fa per i napoletani era solo un incubo finito bene ma che da oggi è un assoluto idolo. Come mai? Beh, questo signorotto di 2 metri ha tessuto lodi strappalacrime nei nostri confronti a Sky, nel corso de “I signori del calcio” dicendo testuali parole: “La mattina andammo a fare riscaldamento al San Paolo, Carlos (Tevez) mi parlava di questo stadio, ma io che ho giocato nel Barça mi dicevo, che sarà mai! Eppure quando misi piede su quel campo sentii un qualcosa di magico, di diverso. La sera quando ci fu l’inno della Champions, vedendo 80.000 persone fischiarci mi resi conto in che guaio ci eravamo messi! Qualche partita importante nella mia carriera l’ho giocata, ma quando sentii quell’urlo fu la prima volta che mi tremarono le gambe! Bene, fu li che mi resi conto che questa non e’ una solo squadra per loro, questo e’ un amore viscerale, come quello che c’è tra una madre ed un figlio! Fu l’unica volta che dopo aver perso rimasi in campo per godermi lo spettacolo!”.
Questa dichiarazione l’ho letta decine di volte e quando provo a leggerla ad alta voce la suddetta trema. È la descrizione più poetica che io abbia mai avuto il piacere di commentare. Prima dell’andata col Chelsea Villas-Boas disse che “Il Napoli non è solo una squadra di calcio, è lo stato d’animo di una città” ed è qualcosa di vero perché solo chi vive i problemi di tutti i giorni può veramente apprezzare le gioie che una città piena di contraddizioni come la nostra ci sa regalare.
Tourè ha fatto un regalo grandissimo ad un popolo che a queste parole non è abituato. Ieri, al TG1, nell’intervista di Cavani è stato evidenziato il fatto che ad Edi piacerebbe giocare con Balotelli non quando dice che gli piace vivere a Napoli e che vive benissimo qui, no. Perché questo è quello che l’Italia, il resto dell’Italia, non vuole dire. Per paura, per retaggio culturale. Per un qualcosa che ormai cercare di spiegare è superfluo visto che Napoli è più che una città, “Va oltre ogni classifica” come dice Erri De Luca e allora grazie Yaya perchè hai affrontato il mostro del San Paolo come uomo di grande onore, De Crescenzo dice “Chi Io sa come è Napoli veramente. Comunque io certe volte penso che anche se Napoli, quella che dico io, non esiste come città, esiste sicuramente come concetto, come aggettivo. E allora penso che Napoli è la città più Napoli che conosco e che dovunque sono andato nel mondo ho visto che c'era bisogno di un poco di Napoli”, tu,uomo africano trapiantato in Europa, hai tanto Napoli nel cuore.

lunedì 7 gennaio 2013

NAPOLI - Roma, striscione Fedayn

La bellissima vittoria di ieri sera non può, e non deve, far dimenticare la battaglia che gli ultras continuano a combattere contro le leggi ingiuste e la mentalità omologante del Sistema.
Estranei alla Masse SEMPRE!


Venire con te in trasferta mi manca tanto,
ma non essere omologato è il mio più grande vanto

domenica 6 gennaio 2013

Anno nuovo... vecchie abitudini.


Prima partita del 2013. Al Tempio viene la Roma. Una bella squadra, pericolosa e in condizione. Con una tifoseria calda che, dopo un vecchio gemellaggio finito in frantumi, è ad oggi una delle più agguerrite nemiche degli ultras partenopei. Epici sono gli scontri che si sono verificati tra noi e loro. Sia quando giocavamo contro, sia quando ci incontravamo in qualche autogrill. E non contava la manifestazione: campionato o coppa italia, era sempre una battaglia. Ed anche uno spettacolo. Perchè vedere i settori ospiti del San Paolo o dell'Olimpico zeppi di tifosi era sempre e comunque uno spettacolo. 
Dal gesto di Bagni in poi, la partita contro la Roma assume sempre i connotati dell'evento: i giornalisti la chiamano "derby del centrosud" oppure "derby del sole" e altre amenità del genere; le televisioni e le radio locali (che a Roma sono una vera e propria istituzione) sono in fermento. Io abito a Roma dal 2007: so di cosa parlo. 

Non è una partita come le altre. Noi lo sappiamo. Speriamo che lo sappiano anche i nostri calciatori.
Anno nuovo... vecchie abitudini: MENTALITA' sempre e comunque.

martedì 1 gennaio 2013

Per un 2013... sempre A GAMBA TESA!



Auguri a tutti gli ultras, sia quelli che ancora possono andare allo stadio sia a quelli che non possono andarci più.
Auguri a tutti gli ultras della vita, che vivono ogni giorno il loro ideale, in ogni luogo e in ogni tempo.
Auguri a tutti coloro che sono ancora in piedi in un mondo di rovine.
Auguri a tutti coloro che non piegano mai la schiena, non abbassano mai la testa nè indietreggiano davanti al Sistema.

martedì 25 dicembre 2012

AUGURI...

IL BLOG AVANTI A GAMBA TESA AUGURA A TUTTI GLI AMANTI DEGLI ANTICHI VALORI DEL CALCIO BUONE FESTE!

NO AL CALCIO MODERNO

lunedì 10 dicembre 2012

TRASFERTE LIBERE...


E' passato oltre un anno dal mio trasferimento a Milano, ed ieri, al Meazza non potevo mancare.
Inutile ribadire che questo blog si è sempre schierato contro la Tessera di Maroni, e solo grazie al cambio di residenza ho potuto acquistare il tagliando della partita. Fin qui nulla di strano se non fosse per il fatto, che non avendo la tessera, e non potendo comprare il settore ospiti, ci sono entrato lo stesso con un biglietto di un altro settore...ennesima dimostrazione del fallimento di tutto il meccanismo voluto dell'ex ministro leghista.
Fatta questa doverosa precisazione, veniamo a noi. E' la quarta volta che vado a San Siro, ed ogni volta mi trasmette delle emozioni incredibili, non a caso viene definito la scala del calcio.
Come detto prima, ero insieme ai fratelli partenopei, tanti club presenti, molti del nord Italia, ma anche tanti tifosi provenienti dalla Campania, direi tutto sommato un buon numero. 
Naturalmente, senza i gruppi il tifo non è stato dei migliori ciò nonostante per buona parte della partita abbiamo cantato più della Curva Nord.
Lontani anni luce il tifo del 31/08/2008 a Roma, chi c'era sa bene di cosa parlo...45 minuti (entrammo nel secondo tempo) di grande tifo, massicci, compatti, in dieci rimontammo il goal di Aquilani. Che giornata!
Ritornando ad ieri, c'e' grande rammarico, padroni del campo per quasi tutto il match ma senza ottenere un risultato positivo. Disattenzioni che ci hanno condannato, ma alla squadra non si può dire nulla, hanno lottato fino alla fine, e per noi, questo è bastato per applaudirli a fine gara nonostante la sconfitta. 
Dopo quasi un'ora lasciamo il settore, ritorno a casa infreddolito, ma in fondo orgoglioso del Napoli e di essere napoletano.
Ciao fratelli ovunque voi siete.

NO ALLA TESSERA - TRASFERTE LIBERE



domenica 9 dicembre 2012

Inter - NAPOLI, molto più di una partita


San Siro sarà pure la Scala del calcio, ma per i tantissimi fratelli napoletani che vivono e lavorano a Milano, in Lombardia e in tutto il Nord, la partita di stasera conterebbe tantissimo anche se si giocasse su un campetto di periferia. Quando il Napoli gioca al nord, il nostro popolo si mobilita ed attende trepidante un piccolo riscatto sociale. Non parlo di quelli che andranno allo stadio, ma di quelli che al massimo se la possono vedere in pizzeria, o in casa magari invitando qualche altro napoletano perchè stasera bisogna stare insieme. Più di altre volte.
La classifica dice che l'Inter è una diretta concorrente del Napoli per i vertici del campionato. Ma questo aspetto, per quanto importante, è secondario: la cosa più importante, quando si gioca contro gli squadroni del nord nelle nebbiose lande prealpine, è essere consapevoli di rappresentare un Popolo, molto più che un agglomerato di tifosi.
Questa responsabilità hanno sulle spalle i ragazzi che stasera scenderanno in campo, e lo devono sapere. Ogni volta che entreranno in scivolata o contenderanno un pallone, ogni volta che affonderanno il tackle o salteranno di testa, ogni volta che tireranno in porta o si opporranno agli attacchi avversari, i calciatori devono sapere che è come se fossimo noi a fare quella scivolata o quel tiro.
Il risultato è casuale, la prestazione no.
Lottate per 95 minuti per tutti coloro che lottano 365 giorni all'anno, subendo offese continue perchè appartenenti, per nascita o per stirpe, al popolo partenopeo.

lunedì 3 dicembre 2012

VERGOGNA...


GOBBO: ULTRAS NON SEI MAI STATO...CON LO STRISCIONE DEL DERBY ME L'HAI CONFERMATO!!!

sabato 1 dicembre 2012

Napoli - Pescara 8-2 (1988- '89)




In barba alla scaramanzia, posto questo vecchio video.
Ero allo stadio, quel giorno. In curva A. Ricordo ancora la gioia riempirmi gli occhi, e gli occhi assistere ad uno spettacolo unico.
Quel Napoli ha fatto la storia, e quella partita è segnata indelebilmente nei cuori di tutti i tifosi partenopei.

Potrei sbagliare (avevo 8 anni, ero uno scugniziello), ma quella fu la giornata in cui, per la prima volta, sentii cantare il "Porompompero". E ciò mi fa ricordare un'altra cosa: Napoli - Lecce, e tutto lo stadio (curve comprese) a cantare il Porompompero. 
Napoli - Pescara mi fa anche venire in mente un vecchio capotifoso della curva A, che assomigliava (per capigliatura) incredibilmente ad Alemao.

Ricordi forse confusi di quando nacque un'amore che ancora arde.

martedì 27 novembre 2012

Ecco Cellino... ecco che razza di uomo è...



Cellino pezzo di merda!

giovedì 22 novembre 2012

Avanti in Europa!



Il netto fallo da rigore subito da Cavani, e trasformato dallo stesso, da al Napoli i 3 punti decisivi per superare il turno di Coppa Uefa. Non saranno contenti i pochi o i tanti che si auguravano una eliminazione, così il Napoli si sarebbe dedicato anima e corpo alla conquista dello scudetto.
Noi, come è noto, non siamo MAI stati tra questi. Noi vogliamo, anzi PRETENDIAMO, sempre il massimo impegno in ogni partita, sia essa di campionato o coppa. Non è la manifestazione che ci interessa, ma la mentalità!

E a proposito di mentalità... guardate la foto sopra.
Sempre ESTRANEI ALLA MASSA, esempio di mentalità, SETTEGIORNISUSETTE!

sabato 17 novembre 2012

NAPOLI - Milan



Quando cominciai a seguire il calcio, le avversarie storiche del Napoli erano le milanesi: il Milan degli olandesi e l'Inter dei record. Ricordo ancora il gol di Maradona di testa da fuori area, a scavalcare Giovanni Galli: ero allo stadio, avevo 8 anni, e me lo ricordo come se fosse ora.
Ma il mio personalissimo ricordo più bello riguardante Napoli - Milan è il gol di Di Canio che sta qui sopra. Un autentico capolavoro. Un Napoli operaio battè un Milan di fenomeni (questi erano gli Invincibili, squadra capace di non perdere per più di 50 partite consecutive) e mise una seria ipoteca per la qualificazione in coppa Uefa. L'allenatore era Lippi, che l'anno successivo sarebbe passato alla Juve dando il via al ciclo vincente del club bianconero, e Paolo Di Canio era un giocatore talentuoso che, però, non aveva ancora mantenuto le promesse. Era a Napoli in prestito, fece un bel campionato ed ovviamente l'anno successivo quel  pappone di Ferlaino non provò nemmeno a riprenderselo.

Io ero allo stadio. Curva B. Settore Fedayn.
Avevo 13 anni.
Ero già senza voce.
La partita era tesa, equilibrata.
Buso lancia Di Canio, ed io lo vedo.
Sotto di me.
Dribblare una volta.
Una seconda volta.
Una terza, col tacco.
Tiro di sinistro e palla sotto l'incrocio.

Buio.
Ruggito.
Spintoni e strattoni.
Comincio a "ruciuliare" quasi fino alla balaustra.
Insieme a me, tantissima gente che cade.
Che si abbraccia.
Che urla.
Che ride.
Che piange.

Che gol, fratelli. Che gol.

domenica 11 novembre 2012

Gabbo e il Gemellaggio




Due sono le cose importanti di questa domenica pallonara: il rinnovo del gemellaggio tra Napoli e Genoa e il ricordo dell'omicidio di Stato di Gabriele Sandri, alias Gabbo.
Tra Napoli e Genoa c'è il più antico gemellaggio della serie A, e solo quegli ignoranti papponi che governano il Sistema Calcio potevano impedirci, anni fa e più volte, di raggiungere Genova per motivi di ordine pubblico. Il ricordo più bello e recente è la promozione in serie A: in quel di Marassi, Genoa e Napoli pareggiarono garantendosi entrambe la promozione diretta (senza passare dai playoff). Ma tanti sono i Genoa-Napoli che meriterebbero di essere ricordati...
Come merita di essere ricordato Gabbo, ucciso da un esponente dello Stato Italiano S.p.a. esattamente cinque anni fa. Una sottospecie di Rambo che risponde al nome di Spaccarotella (che Dio ci dia vendetta, se esiste...) decise di sparare ad altezza d'uomo e di stroncare la vita di un ragazzo che, dopo una nottata di lavoro in discoteca, stava in auto coi suoi amici per andare a seguire la sua Lazio.
Proprio quella Lazio che oggi giocherà (di pomeriggio, come i tempi belli di una volta) il derby contro la Roma. 

Nel ricordo di Gabbo,
col fratello genoano,
contro ogni repressione,
libertà.

sabato 10 novembre 2012

I Napoletani dicono NO all'inno nelle scuole


Avete sentito la illuminante idea che hanno avuto i politicanti? Istituire la giornata dell'Unità nazionale, della bandiera e dell'Inno (17 marzo). Evito di ripetermi sulla sedicente unità nazionale, che in realtà è stata solo una occupazione militare del Regno delle Due Sicilie; ed evito anche di ripetermi sul tricolore massonico; voglio invece parlare di questo revanscismo protofascista che impone di insegnare e di cantare, nelle scuole pubbliche, l'Inno di Mameli.
Invece di insegnare la Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza e dall'Antifascismo, e di insegnare l'Educazione Civica, materia fondamentale per creare CITTADINI degni di questo nome... vogliono perdere tempo a creare NAZIONALISTI.
Beh, sono proprio contento che il sondaggio de Il Mattino (il più diffuso quotidiano napoletano) confermi quanto vado predicando da tempo: noi napoletani stiamo cominciando a capire che l'Italia non esiste, è una invenzione che ci ha portato solo sciagure economiche, politiche, culturali e sociali.

Bene così!